C'era una volta un produttore di memorie che in dodici mesi aveva messo a segno un +884%, sfondando il muro dei mille miliardi di capitalizzazione sull'onda dell'euforia da intelligenza artificiale. Poi, in una singola seduta di borsa, Micron ha perso il 13% e bruciato circa 138 miliardi di dollari, ricordando a tutti che anche i grafici che sembrano andare dritti al cielo, prima o poi, incontrano la Terra. Non era sola: Intel ha ceduto il 9%, AMD il 7%, e l'ETF VanEck sui semiconduttori (SMH) ha lasciato sul terreno un 5%, dopo un trimestre chiuso con un +71% che oggi suona quasi come un'ammissione di colpa collettiva.
Le cause della sbornia sono tre, e nessuna riguarda un improvviso calo di interesse per l'AI. SK Hynix ha avvisato che gli utili del trimestre arriveranno sotto le attese per via di spedizioni più lente del previsto dei chip HBM4, la memoria ad alta banda che nutre le GPU Nvidia — e se rallenta chi fornisce la benzina, il motore dell'hype tossisce. Meta, dal canto suo, ha annunciato Meta Compute, una divisione pensata per rivendere a terzi la capacità di calcolo AI in eccesso: una mossa che smonta silenziosamente il mito della scarsità infinita di potenza di calcolo su cui si reggevano molte valutazioni. Infine la Fed di Kevin Warsh ha rispolverato toni da falco sui tassi, ricordando ai mercati che il denaro, anche quello destinato all'AI, ha un costo. Nessuno sta dicendo che la festa sia finita: solo che, per una volta, qualcuno ha controllato l'orologio.













Commenti (0)
Ancora nessun commento. Inizia tu la discussione.