Ricordate il 2006? Ken Kutaragi ci spiegava che per comprare una PlayStation 3 avremmo dovuto fare un secondo lavoro, mentre gli sviluppatori di tutto il mondo versavano lacrime di sangue cercando di capire come programmare sul Cell Broadband Engine. Quel processore era una gemma di ingegneria, certo, ma concepita evidentemente da una civiltà aliena che non aveva mai visto un videogioco prima di allora.
Il risultato? Una generazione di capolavori rimasta letteralmente prigioniera dell'hardware originale.
Se oggi volete rigiocare a Metal Gear Solid 4 su PS5, le opzioni sono fondamentalmente due: tirare fuori la vecchia console dalla cantina pregando che la pasta termica non si sia trasformata in pongo, oppure accontentarvi dello streaming via cloud del PS Plus, sperando che la connessione di casa non decida di laggare proprio durante uno scontro con un boss.
Perché persino PS5 si gratta la testa di fronte a PS3?
L'emulazione non è una semplice questione di "potenza". La PS5 è una F1, ma la PS3 parlava una lingua talmente astrusa che per far girare i suoi giochi in locale la PS5 deve spendere metà delle sue risorse solo per fare da traduttore simultaneo.
I famosi SPU (Synergistic Processing Elements) del Cell lavoravano in un modo così asincrono e bizzarro che ricrearli via software richiede un'enorme overhead sulla CPU. Gli sviluppatori amatoriali su PC ci sono riusciti con l'emulatore RPCS3 (dopo quindici anni di fatiche e schede video da 1.000€), mentre Sony ha sempre preferito la via più comoda: la server farm remota.
La svolta PS6: L'era del "basta cloud"
È qui che entrano in gioco le analisi di Digital Foundry. Con l'architettura della futura PlayStation 6, il salto generazionale delle CPU (con architetture AMD di nuova concezione) e la presenza di istruzioni specifiche per la gestione dei thread complessi porteranno la potenza grezza a un punto di svolta.
Non si tratterà più di dover "fregare" il sistema con il cloud: la PS6 dovrebbe avere la capacità di prendere il codice originale PS3, convertirlo al volo in hardware e sputarlo a schermo in 4K nativo e 60 frame al secondo stabili, senza manco far girare la ventola più del dovuto.
I vantaggi per i giocatori sarebbero enormi:
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Latenza zero: Addio all'input lag dello streaming.
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Miglioramenti automatici: Upscaling della risoluzione, filtri anisotropici e frame rate sbloccato direttamente a livello di emulatore.
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Uso dei dischi originali o libreria digitale: Poter finalmente riscattare i titoli già posseduti senza dover ripagare un abbonamento premium.









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